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Interpello

L’INTERPELLO
miniguida sulle diverse procedure in vigore

Che cos’è

L’interpello del contribuente (detto anche interpello "ordinario" per distinguerlo da alcune figure similari in vigore già prima dello Statuto del contribuente) è una procedura facilitata con cui al contribuente è garantito di ottenere spiegazioni da parte degli uffici del Fisco su come devono essere interpretate, rispetto al proprio caso personale, quelle norme di natura tributaria che si prestano a più interpretazioni. Il parere dato dall’ufficio impegna l’Amministrazione finanziaria che dovrà tenerne conto nella fase dell’eventuale controllo sul contribuente. L’ufficio, inoltre, non può sfuggire all’obbligo di esprimere tale parere in quanto la mancata risposta entro un certo termine (120 giorni) è equiparata all’aver risposto in modo conforme rispetto al parere prospettato dallo stesso contribuente. Per la disciplina di interpello ordinario, consulta l'articolo 11 della File pdf File pdflegge n. 212 del 2000 - pdf (57.00 KB) (57.00 KB) (Statuto del contribuente), il File pdf File pdfdecreto n. 209 del 2001 - pdf (32.00 KB) (32.00 KB) , la File pdf File pdfcircolare n. 50 del 2001 - pdf (69.00 KB) (69.00 KB) dell'Agenzia delle Entrate, la File pdf File pdfcircolare n. 25/D del 2001 - pdf (45.00 KB) (45.00 KB) dell'Agenzia delle Dogane e la File pdf File pdfcircolare n. 7 del 2001 - pdf (44.00 KB) (44.00 KB) dell'Agenzia del Territorio.

L’interpello a più vie  

Il nuovo interpello introdotto dallo Statuto del contribuente si aggiunge ad altre due procedure affini che, sia pur con riferimento a una casistica più ristretta, erano in vigore già prima dell’approvazione del nuovo interpello. Queste due procedure conservano immutata la loro validità: si tratta del cosiddetto interpello "speciale" e dell’interpello "correttivo". Entrambe queste procedure hanno in comune con l’interpello "ordinario" l’attribuzione di una particolare efficacia vincolante al parere espresso dall’ufficio fiscale, su richiesta del contribuente, relativamente a una determinata questione. Resta in piedi, inoltre, la procedura di consulenza giuridica di cui alla circolare n. 99/E del 2000.

L’interpello "speciale"

L’interpello "speciale" riguarda la possibilità di ottenere un parere preventivo da parte del Fisco in merito a un limitato elenco di casistiche fiscali stabilito per legge. Si tratta di un numero chiuso di casi particolari che riguardano per lo più le imprese. L’interpello "speciale" consente di conoscere in anticipo il parere del Fisco in ordine al carattere elusivo o meno di alcune tipologie di operazioni economiche che sarebbero in teoria, idonee a realizzare un’elusione fiscale. La procedura è meno snella rispetto all’interpello "ordinario" in quanto il silenzio-assenso si forma a seguito di un iter più articolato. La risposta data con la procedura di interpello "speciale" ha effetto sulla posizione del contribuente, anche se le conseguenze non sono coincidenti con quanto previsto nel caso analogo della procedura di interpello "ordinario". Quest’ultima procedura, peraltro, non può applicarsi relativamente a quei casi per i quali esiste l’alternativa dell’interpello "speciale". Per ulteriori dettagli, consulta l' File pdf File pdfarticolo 21 della legge n. 413 del 1991 - pdf (21.00 KB) (21.00 KB) , il File pdf File pdfdecreto ministeriale n. 194 del 1997 - pdf (31.00 KB) (31.00 KB) , il File pdf File pdfdecreto ministeriale n. 195 del 1997 - pdf (21.00 KB) (21.00 KB)  e la File pdf File pdfcircolare 135/E del 1998 - pdf (31.00 KB) (31.00 KB) .

L’interpello "correttivo"

E’ una forma di interpello che, al di là del meccanismo procedurale similare, basato sul valore impegnativo della risposta data dall’ufficio su istanza del privato, è sensibilmente diverso sia dall’interpello "ordinario" che da quello "speciale". Con questa procedura è infatti consentito al contribuente di rivolgersi al Direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate per chiedere la disapplicazione, nei riguardi del proprio caso concreto, di particolari disposizioni tributarie che, per prevenire in linea generale comportamenti elusivi, sono di tipo restrittivo o repressivo: come a esempio le disposizioni che sacrificano il riconoscimento di talune detrazioni d’imposta o la deducibilità di alcuni costi dal reddito d’impresa. L’interpello "correttivo" serve a ottenere, previo riconoscimento che nel proprio caso non si giustificano le cautele generali finalizzate a contrastare l’elusione, l’autorizzazione a derogare rispetto a tali regole più stringenti, in modo da poter applicare e calcolare le imposte senza la penalizzazione stabilita dalla legge per finalità antielusive. L’interpello "correttivo" per sua natura non può interferire né con l’interpello "ordinario" né con quello "speciale". Per ulteriori dettagli, consulta l'articolo File pdf File pdf37-bis del D.P.R. n. 600 del 1973 - pdf (21.00 KB) (21.00 KB) e il File pdf File pdfdecreto ministeriale n. 259 del 1998 - pdf (21.00 KB) (21.00 KB) .

L’interpello "ordinario"

E’ la novità principale dello Statuto del contribuente. Ogni contribuente, prima di affrontare un adempimento fiscale, ha diritto di interpellare l’ufficio fiscale per conoscere preventivamente il parere di questo in merito al modo con cui egli dovrà realizzare l’adempimento in questione. Grazie alla nuova procedura di interpello il contribuente potrà ottenere, su ogni questione fiscale, un parere preventivo che è impegnativo per gli uffici del Fisco. In questo modo al contribuente è assicurato di poter conoscere anticipatamente in che modo la regola generale stabilita dalla legge si dovrà interpretare con riferimento alla specifica situazione che si crea per il caso concreto che lo riguarda. Il vantaggio per il contribuente è di poter ottemperare ai propri doveri con la tranquillità di sapere anticipatamente in base a quale linea interpretativa saranno effettuati i controlli del Fisco, nel momento in cui questo sarà chiamato a verificare in futuro il corretto adempimento degli obblighi fiscali del contribuente. Per quest’ultimo, quindi, viene eliminato il rischio di incappare in possibili sanzioni dovute non a mala fede, ma semplicemente al fatto che al momento di adempiere egli si era attenuto a una determinata regola che però gli organi dell'Amministrazione finanziaria preposti ai successivi controlli hanno contraddetto, scegliendo magari a posteriori una interpretazione completamente diversa.

La consulenza giuridica  

Per consulenza giuridica si intende l'attività interpretativa, svolta dalla struttura a ciò preposta dall'Amministrazione finanziaria, finalizzata all'individuazione del corretto trattamento fiscale di talune fattispecie. L'attività in questione è stata disciplinata in linea generale dal Dipartimento delle Entrate, con File pdf File pdfcircolare 18 maggio 2000, n. 99/E - pdf (42.00 KB) (42.00 KB) . La consulenza giuridica si distingue dall'attività interpretativa svolta nell'ambito della normativa sull'interpello di cui allo Statuto del contribuente, in quanto si svolge al di fuori di una disciplina normativa apposita e senza effetti tipici, previsti per legge (come invece si ha nelle diverse ipotesi di interpello: “ordinario”, “speciale”, o “correttivo”). Con l'entrata in vigore dell'interpello ordinario è evidente che i contribuenti preferiscano avvalersi di quest'ultimo percorso facilitato. La possibilità di avvalersi della consulenza giuridica, così come regolata dalla File pdf File pdfcircolare n. 99/E/2000 - pdf (42.00 KB) (42.00 KB) , tuttavia, non è venuta meno. La maggiore utilità, per i contribuenti, è nel potervi accedere ogni qualvolta manchi la possibilità di avvalersi delle altre forme di interpello (si pensi ai quesiti di carattere generale formulati da associazioni di categoria, le quali non sono abilitate all'interpello ordinario, salvo che in qualità di “contribuenti”). Sulle risposte date dall'Amministrazione finanziaria nell'ambito della consulenza giuridica esplicano efficacia i principi dello Statuto del contribuente, compreso quello secondo cui non possono essere irrogate sanzioni al contribuente che si sia conformato a un parere reso successivamente modificato dall'Amministrazione finanziaria.

L’INTERPELLO ORDINARIO

Chi può usufruirne

Tutti i contribuenti, indipendentemente dalla loro forma giuridica (persona fisica, società di persone o di capitali, ente, associazione, eccetera), possono avvalersi della procedura di interpello per questioni interpretative che insorgano relativamente alla propria posizione fiscale. L’istanza deve essere presentata in prima persona dal contribuente stesso o dal suo rappresentante legale. Può presentare l’istanza anche il sostituto d’imposta, limitatamente a questioni relative agli adempimenti correlati alle ritenute alla fonte effettuate e il cosiddetto “responsabile d’imposta” (come a esempio il notaio, obbligato per legge al pagamento dell'imposta per fatti o situazioni riferibili al proprio cliente). L’istanza di interpello, comunque, non può essere finalizzata a dirimere dubbi di carattere generale, in quanto deve sempre riferirsi a un caso concreto che coinvolga personalmente il richiedente. Per questa ragione, le associazioni di categoria, gli ordini professionali e gli enti rappresentativi di interessi collettivi in genere, possono presentare l’istanza d’interpello solo limitatamente alla soluzione di questioni relative alla propria posizione fiscale. Non possono invece presentare istanza di interpello per risolvere questioni generali afferenti le proprie categorie rappresentate. I quesiti di carattere generale potranno tuttavia essere ugualmente proposti come in passato seguendo le regole proprie della consulenza giuridica.

A quali condizioni

La richiesta di interpello deve riguardare un caso concreto e personale per il quale sussistono obiettive condizioni di incertezza. Il dubbio può riguardare l’interpretazione di qualsiasi norma tributaria, relativamente alla disciplina sostanziale, procedurale o formale del rapporto tra Fisco e contribuente. Se la questione è pacifica e non dà adito a dubbi, l’istanza di interpello si considera inammissibile e, anche se presentata in base alla procedura di interpello, non produce nessun effetto. Si ritiene che manchi tale condizione di incertezza, quando nel sito di “Documentazione tributaria” dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) risulta pubblicata una circolare, risoluzione, istruzione o nota che fornisce già l’interpretazione dirimente, quella cioè con cui l’Amministrazione ha fornito la soluzione interpretativa esauriente di casi analoghi rispetto a quello prospettato dal contribuente.

Per quali tributi

Tra i diversi soggetti che compongono l’Amministrazione finanziaria in senso lato (Agenzie fiscali, Regioni, Comuni eccetera) la trattazione delle istanze di interpello è ripartita in ragione della competenza a gestire il tributo di riferimento. Rientrano nella competenza dell’Agenzia delle Entrate, del Territorio e delle Dogane tutti i tributi da esse rispettivamente gestiti. Rientrano in particolare nella competenza dell’Agenzia delle Entrate, i seguenti:

- Imposte sui redditi

- Iva

- Irap (salvo che la legge regionale, o la convenzione da essa prevista, non attribuisca all’ente regione la potestà di accertamento)

- Dit (Dual income tax)

- Imposta di registro

- Imposta sulle donazioni e successioni

- Imposta di bollo

- Tasse sulle concessioni governative

- Imposta sugli intrattenimenti

- Tributi minori

Come si presenta

L’istanza deve essere scritta in forma libera senza che sia necessario seguire un apposito fac-simile. L’istanza, che non è soggetta a imposta di bollo, può essere presentata a mani allo sportello dell’ufficio o, in alternativa, può essere spedita per raccomandata con avviso di ricevimento. Non è prescritta l’autenticazione della sottoscrizione. Nel caso di spedizione a mezzo posta, i fogli su cui è scritta l’istanza non devono essere inseriti in una busta, ma debbono essere spediti scrivendo l’indirizzo di recapito direttamente dietro la facciata del foglio stesso. Questa cautela serve a far sì che nessuno possa in seguito sostituire il foglio effettivamente spedito che è quello contenente l’istanza di interpello con la relativa soluzione prospettata. Sul foglio stesso rimarrà infatti impresso il timbro a data dell’ufficio postale accettante.

A quale ufficio

L’istanza di interpello si presenta nella maggior parte dei casi alla Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate. Nella tabella illustrativa (3.21 KB) (3.21 KB) sono indicati i vari uffici competenti a ricevere l’istanza in ragione della tipologia di contribuente, oltre che in funzione del tributo che viene in considerazione. Qualora l'istanza sia inviata ad un ufficio incompetente, quest'ultimo ha il dovere di trasmetterla d’ufficio e senza ritardo all’ufficio incaricato della trattazione. Di tale trasmissione sarà data contestualmente notizia al contribuente interessato.

In quale momento

L’istanza può essere presentata soltanto prima che per il contribuente sia giunto il momento di affrontare l’adempimento fiscale la cui applicazione dà adito a dubbi. A esempio, nei diversi casi ipotizzabili, è tempestiva l’istanza avanzata alla Direzione regionale prima di:

- presentare la dichiarazione dei redditi,

- assolvere l'imposta di registro connessa con la registrazione dell'atto,

- emettere la fattura con l’aliquota Iva prospettata nell’istanza di interpello.

La presentazione di un’istanza tardiva, cioè relativamente ad adempimenti precedentemente già posti in essere dal contribuente, impedisce che la richiesta presentata possa produrre gli effetti tipici collegati alla procedura di interpello “ordinario” (silenzio-assenso eccetera).

Con quali indicazioni

L’istanza deve obbligatoriamente riportare una serie di elementi indicativi aventi lo scopo di rappresentare, nella maniera più completa ed esaustiva, il caso sottoposto all’attenzione. Non tutti gli elementi richiesti sono però prescritti a pena di inammissibilità dell’istanza. Alcune indicazioni sono richieste al fine di consentire che l’istanza possa conseguire una maggiore efficacia nell’interesse dell’interpellante. Per altre tipologie di elementi, il regolamento consente di regolarizzare anche in un successivo momento l’eventuale dimenticanza verificatasi all’atto della presentazione dell’istanza. Il quadro sinottico (4.20 KB) (4.20 KB) illustra l’assetto complessivo delle regole che presiedono alla compilazione di un’istanza di interpello efficace. L’indicazione, in modo chiaro ed univoco, della soluzione prospettata è condizione necessaria perché, in mancanza di risposta espressa, si possa formare il silenzio-assenso. Per quanto riguarda in particolare la mancata sottoscrizione, questa può essere sanata se il contribuente provvede alla regolarizzazione della istanza entro 30 giorni dal ricevimento dell'invito da parte dell'ufficio. A tal fine la Direzione competente è tenuta a invitare il contribuente, anche tramite fax o posta elettronica, a recarsi presso i suoi uffici per sottoscrivere l'istanza. L'interpello, però, si considera regolarmente presentato solo alla data di sottoscrizione.

L’obbligo di risposta

L’ufficio destinatario dell’istanza (molto spesso sarà la Direzione regionale) è tenuto dare la risposta che dirima il dubbio entro 120 giorni dalla data di ricevimento di essa. La risposta può essere comunicata anche per fax o per posta elettronica. Essa deve essere sempre motivata. L’obbligo di dare la risposta permane, anche se l’istanza era inammissibile perché mancavano le oggettive condizioni di incertezza. In tal caso l’Amministrazione risponde indicando gli estremi della circolare, nota o risoluzione che risolvono il problema interpretativo prospettato dal contribuente.

La risposta collettiva

Qualora in merito a una stessa questione dubbia, o su questioni analoghe tra loro, vengano formulate numerose istanze di interpello, l'Amministrazione è esonerata dal dovere di fornire tante risposte singole, motivate per ciascuna delle istanze presentate. Ciò, tuttavia, a condizione che essa fornisca una risposta collettiva diramando una circolare o risoluzione, che sia pubblicata e resa disponibile sia sul sito “Documentazione tributaria” del Ministero delle finanze che presso i propri uffici. Resta fermo, in questi casi, l'obbligo da parte dell'Agenzia di portare a conoscenza di ciascun interpellante gli estremi della circolare, risoluzione, istruzione o nota contenente la soluzione interpretativa richiesta.

L’efficacia soggettiva della risposta

La risposta fornita dalla competente Direzione non impegna il contribuente, il quale è libero di determinarsi in senso non conforme. Al contrario, essa vincola, in ogni caso, l'operato degli uffici. La risposta fornita dall'Agenzia non si estende ad altri soggetti, potendo avere efficacia esclusivamente nei confronti dell’interpellante, limitatamente al caso concreto e personale da quest’ultimo prospettato nell'istanza d'interpello.

I vincoli della risposta tempestiva

Se la risposta perviene all’interpellante entro il termine di 120 giorni, si dovrà tener conto del parere formulato in tale risposta. Qualora questa sia diversa dal comportamento prefigurato nell’istanza di interpello, il contribuente dovrà tener conto dell’interpretazione prescelta dall’Amministrazione finanziaria, pena l’irrogabilità delle normali sanzioni da parte degli uffici del Fisco in caso di violazione. Quando però il parere dell’Amministrazione è confermativo della soluzione originaria che il contribuente aveva prospettato nell’istanza di interpello, allora si può ritenere formato l’interpello-assenso. Con tale espressione, tuttavia, s’intende riferirsi sia all’istanza di interpello che sia stata assentita dall’Amministrazione finanziaria mediante risposta espressa, sia all’istanza che sia stata seguita dal silenzio-assenso formatosi per decorrenza dei termini. L’interpello-assenso vincola l'attività degli uffici, i quali non potranno emettere atti di accertamento a contenuto impositivo o sanzionatorio in contrasto con la soluzione interpretativa fornita.

L’efficacia della mancata risposta nei termini

Qualora il contribuente non ottenga alcuna risposta entro il termine di 120 giorni, si intende che l'Agenzia concorda con la soluzione prospettata dal contribuente. Conseguentemente eventuali atti di accertamento emessi in difformità dalla soluzione prospettata dal contribuente sono nulli. Ciò in quanto implicitamente tale soluzione è stata condivisa dall'Agenzia per effetto del silenzio-assenso.

L’eventuale risposta rettificativi

Dopo il formarsi dell’interpello-assenso, anche a seguito del semplice decorso dei 120 giorni prescritti dalla legge, l'Agenzia può comunicare al contribuente una risposta rettificativa, allo scopo di correggere l’interpello-assenso precedentemente formatosi.

Gli effetti della eventuale risposta rettificativa :

a) Sul comportamento già attuato

In caso di parere rettificativo occorre distinguere a seconda che, alla data in cui la nuova risposta è comunicata, l'interpellante abbia o non applicato la norma della cui interpretazione si tratta. Se il contribuente ha già posto in essere il comportamento prospettato nell'istanza, nulla può essergli contestato: eventuali atti amministrativi sono nulli se emanati in difformità dalla prima risposta, ovvero in difformità dalla interpretazione sulla quale si è formato il silenzio-assenso. A tal fine non è necessario che, nella data in cui perviene in parere rettificativo, il comportamento posto in essere sia oramai perfezionato in ogni aspetto. La neutralizzazione dei naturali effetti che sarebbero propri del parere rettificativo formulato si ha anche se l’interpellante si è limitato a intraprendere iniziative finalizzate a uniformarsi alla soluzione recepita dall’interpello-assenso. A tal fine è tuttavia necessario che si tratti di iniziativa finalizzata in modo “non equivoco” all'attuazione di esso.

b) Sulla futura attuazione, per la prima volta, dell’istanza di interpello

Qualora il contribuente, alla data in cui riceve comunicazione del parere rettificativo, non abbia ancora posto in essere il comportamento prospettato nell’istanza di interpello, e non abbia neppure intrapreso iniziative conformi ad essa, la sopravvenuta conoscenza di una diversa interpretazione non è priva di effetti nei rapporti con l'Amministrazione finanziaria. Questa, infatti, in presenza di parere rettificativo successivamente disatteso dal contribuente, sarà legittimata a dare applicazione al parere sopraggiunto nei limiti che consentono il solo recupero delle imposte eventualmente dovute, oltre i relativi interessi, ma senza la possibilità di irrogare le sanzioni.

c) Sulla attuazione dell’istanza di interpello relativamente agli adempimenti periodici ulteriori

Il contribuente in possesso di un interpello-assenso potrà dare attuazione al parere ivi originariamente prospettato non solo per la fattispecie specifica ipotizzata, ma anche in relazione al reiterarsi a tempo indeterminato della fattispecie coperta da interpello-assenso: con riguardo, cioè, alle situazioni aventi cadenze periodiche e ricorrenti di anno in anno (sempre che, ovviamente, esse siano analoghe o comunque riconducibili alla prima fattispecie prospettata nell'istanza). Si configura in tal modo un effetto dell’interpello-assenso che va oltre i limiti strettamente segnati nell'istanza di interpello originaria. Il contribuente è, infatti, al riparo da ogni iniziativa degli uffici assunta in difformità dalla risposta data, non solo nel momento di attuare il primo adempimento contemplato dall’interpello-assenso, ma anche con riferimento alle ulteriori annualità successive nelle quali si ripresenta nuovamente, negli stessi termini, la situazione dubbia prospettata con l’istanza originaria. Dopo il formarsi su tale istanza di un interpello-assenso, tuttavia, l’Agenzia può sempre intervenire con un parere rettificativo, al fine di scongiurare gli effetti moltiplicatori di un’applicazione illegittima della norma tributaria. In tal caso, la comunicazione del parere rettificativo interrompe la validità a tempo indeterminato del responso contenuto nell’originario interpello-assenso. E, infatti, la comunicazione di tale rettifica, pur se consente al contribuente di applicare ugualmente, per una sola volta, la soluzione fatta oggetto dell’originario interpello assenso (in tal caso, senza andare incontro a sanzioni, essendo possibile al Fisco solo il recupero dell’eventuale tributo, più gli interessi, secondo quanto precisato nel precedente punto b), cancella del tutto ogni effetto favorevole derivante dall’interpello-assenso originariamente formatosi sull’istanza. Ciò a partire dall’attuazione del primo adempimento successivo a quello prospettato nell’interpello assenso. In altre parole, il parere rettificativo riprende pieno effetto relativamente agli adempimenti periodici che facciano seguito, negli anni successivi, all’adempimento iniziale (il quale, invece, è coperto dagli effetti parziali derivanti dal precedente interpello-assenso). Per cui, il contribuente che volesse insistere nell’intenzione di attenersi a tempo indeterminato al responso del precedente interpello-assenso oramai rettificato, sarebbe esposto, a regime, alle normali conseguenze: con irrogabilità delle sanzioni oltre al recupero del tributo più interessi.